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giovedì 10 marzo 2016

Estratti di Dora - 03

    Dora ha scelto la sua stanza dei giochi.  In quella stanza ha marcato i suoi anfratti preferiti, i percorsi, le traiettorie, i nascondigli, le strategie d’assalto e ritirata, i punti forti per lei e quelli forti per me, suo avversario preferito. Ci litighiamo l’intelligenza di non farci male, suppongo con la volontà di chi si vuol bene, ma non sempre ci riusciamo. Io, per parte mia, tengo sempre un piede a bloccare la porta intanto che lei ha finto di nascondercisi dietro in attesa che qualcosa (un cordino, una matita, meglio di tutti una delle mie dita) si agiti nell’interstizio sottile con il montante, per evitare che le si schiacci una zampina nel mezzo. Lei di suo tiene il più possibile le unghie ritratte, ma non sa darsi pace quando è ora di mordere,  e lo fa così bene che quasi tutte le nostre battaglie finiscono con me in infermeria a tamponarmi con acqua ossigenata, e lei con la sua coda a mille ad aspettarmi  tra la selva di zampe marcate Ikea che fiorisce sotto il tavolo della sala. 
    Se nella prossima vita dovessi rinascere soldato, sono certo di volere Dora come mio generale.
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mercoledì 24 febbraio 2016

Estratti di Dora - 02

   Dora mi aspetta, mi aspetta tanto, mezz’ore intere. Io di solito non lo so, ma intanto che sono lì in bagno, assiso sul mio metabolismo lento e problematico  a cazzeggiare col nulla luminescente che fuoriesce dal portatile, o che mi perdo tre le bucce delle sementine innaffiate di sangiovese per strascicare l’ultima parte della giornata, o che mi attardo pigramente sul letto rigirando la mia riluttanza a rimettermi in movimento per non so dove andare, lei è quasi sempre lì, da qualche parte, normalmente sul bordo di qualche mobiletto, o  dietro la porta sul tavolino degli scacchi, oppure sul comò vicino al portaritratti con la foto di Felix, invisibile, mimetizzata con l’aria. 
   Ormai ogni superficie lignea della mia casa che sia appena un po’ rialzata da terra, reca da qualche parte un’aiuola delle sue impronte visibili solo in controluce, raccolte, insistite, impresse a caldo nell’attesa che io mi ricordi di lei, della sua presenza, palesemente prive di qualunque traccia di qualcosa che assomigli solo vagamente alla fretta...
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giovedì 4 febbraio 2016

Estratti di Dora - 01

   Dora mi ama a graffi e morsi, come ho sempre fatto anch’io con i miei amori. Mi cerca, mi chiama, mi vuole per giocare. Non è del mangiare che chiede: chiede di me,  e quando io mi faccio dappresso, subito mi aggredisce. Io resisto, accetto, lascio che sia così. Continuo a volerle bene di più ogni giorno che passa,  forse perché vorrei che le mie mani perennemente arrossate e solcate dalle sue unghie servano a spiegare, e a spiegarmi, che  torto e colpa non sono la stessa cosa, che quel suo modo di amare, che è anche il mio, è sbagliato, ma non è illegittimo, e che ha pari dignità con gli tutti gli altri amori fatti di altre cose...

   Era già salita sul letto altre volte mentre io ero lì per il mio riposino del primo pomeriggio, sempre fermandosi nell’angolo in fondo. Oggi invece ha fatto qualche passo avanti,  mi ha dato i suoi occhi, pochi secondi, dilatando il cerchio nero dell’iride come se mi stesse invitando ad entrare. Si è accucciata di fianco a me, poco sopra il ginocchio, rincalzandomi la copertina, col suo peso indifferente,  all’altezza della coscia. Ma al mio risveglio, era già sparita.
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