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domenica 22 maggio 2016

Che vuoi che dica

Cosa vuoi che ti dica, non posso dir niente...
Da quando ho deciso
di non dire più niente di cattivo
mi manca la terra sotto i piedi,
perché la terra è cattiva,
e senza la cattiveria vengono a mancare
un sacco di argomenti.
Mi toccherebbe diventare un hare krishna,
ma mi ci vedi?
Tamburellar gaudente,
strabico e scomposto,
mentre con una mano tengo
un ninnolo buddista,
l’altra che osanna febbricitante al cielo,
e niente che possa reggere
un calice di birra?
Cosa vuoi che ti dica?
Sono già tutti innamorati di qualcun altro.
Che già, detta così, è cattiva,
e non va bene.
E allora?
Non ti ho cercato io.
Io stavo appeso alle mie
speranze benefiche di pace,
stiravo i miei stracci  intanto
che smaltivo la  sbornia
emotiva e fuori c’era il sole.
E’ vero:  mancava un pezzo.
E tu?

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domenica 17 aprile 2016

ElephanTango #02

MilongAnnoZero (ELEPHANTANGO / 02) –




Ciao, parto.
Sono pur sempre un orfano,
e le fonti d’acqua non hanno genealogia.

Voi andate,
io seguo, dalla mia parte.
La sete ci riconoscerà, uno per uno,

distinguerà
pur senza fare nessuna
differenza. Limpida crudeltà del correre:

la polvere
è la giustizia ultima,
netta codifica nell’insabbiato solco
di un boleo. 
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domenica 10 gennaio 2016

Dopo le Feste

Monto sulla bilancia, sono tre chili sopra.
Anche tre chili avanti e tre chili dopo.
Sono tre chili più forte, più bello,
tre chili più vicino a dove devo andare,
tre chili distante dal non tornare.

Sono tre chili più vecchio, più pieno.
Sono tre chili in meno
delle mie ossa,
tre chili più uguale al mio gatto,
tre chili più matto
e tre chili più sano.


Sono tre chili lontano
dalla mia fossa,
tre chili di benedizioni, di perdizioni,
tre chili di grassi e sott’olio.
Son di tre chili la fame che voglio:
tre chili gigante
e tre chili più nano.


domenica 13 dicembre 2015

La Foto di Dora

Ora sei mia per sempre:
quattro per sei,
cornice

minuscola. Che gli occhi
di dosso mai
in eterno

mi leverai, rinchiusa
ora che sei
d’incanto

rimasta liberata.
Legato aversi
ormai...
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domenica 6 dicembre 2015

All'Amica in Milonga

Vestiti d’aria, di capelli,
di quel respiro
azzurro
che ho sentito.

Vesti del tuo sfinito
correre, e ballare.

Vesti l’abbraccio del dare
e dell’avere,
del non sapere dove
e dopo
di  quale passo ti chiami
all’improvviso.

Vesti col riso,
ed ora.

Che già vorresti,
appena spento il ritmo, 
stancarti i piedi un’altra volta

e ancora.
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mercoledì 11 novembre 2015

Antipasto



Antipasto di vita mista
servito tardi e in fretta.
Gamberi biondi
una patata
un involtino di ricordi primavera
sedano rapa al curry
che a dirsi, e vedersi
fa ridere da solo.

Un antipasto tardivo
è di per sé un ossimoro:
va di traverso già prima ancora.
Figurarsi la cena poi
da soli e in piedi
con stretto tra le gambe il tovagliolo
non si sa mai
cadesse
una briciola di caldo
giù dal piatto.





venerdì 30 ottobre 2015

Dreadlock Holiday - 10cc

Me ne andavo in giro tranquillo
badando solo a non farmi male,
quando ho sentito una voce cupa dietro di me
che mi ha fatto saltare dallo spavento.
Mi giro, quattro ceffi usciti da chissà dove,
che prima mi squadrano dalla testa ai piedi,
e poi si mettono a parlottare tra loro...

E io gli faccio: “Non mi piace il cricket:
io adoro il cricket
Non fraintendetemi, portatemi rispetto.
Non fraintendetemi, perchè non avete ancora sentito niente.”

Così, quello butta l’occhio sulla mia catenina d’argento
e mi fa: “Ti do un dollaro”.
Gli faccio “Vuoi scherzare, amico?
E’ un regalo di mia madre”.
E lui: “Mi piace, la voglio. Te la strappo di dosso,
così ti penti di avermi incontrato.
Faresti meglio a renderti conto che non sei un cazzo,
che sei solo, e sei lontano da casa”.

E io gli faccio: “Non mi piace il reggae:
io adoro il reggae.
Non mettermi il bastone tra le ruote,
e non fraintendermi, perché non hai ancora sentito niente”.

Allora corro a tuffarmi nella piscina piena di Pinacolada.
Dietro, di nuovo una voce scura che mi fa:
“Ti va di provare qualcosa di più forte?
Ce l’ho, se vuoi. Il mio Paradiso è il migliore.
Vuoi farti una bella vacanza Rasta? ”.


E io le faccio: “Non mi piace la Jamaica:
io adoro la Jamaica. E non fraintendermi,
perché ancora non ti ho detto niente...”

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venerdì 2 ottobre 2015

Eccomi


Eccomi, e ritorna.
Era gi
à stata la magia dOttobre,
il passo acerbo e fragile
a dare il via alle danze.

Ritorna, ed eccomi,
goffo d’amore antico,
insaporito
frutto da masticare.


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sabato 5 settembre 2015

Chiedi

Chiedimelo con gli occhi,
le mani
col taglio del passo che scarta, improvviso,
verso destra.
Chiedi muovendo il bicchiere,
la piccola cianfrusaglia,
spostando
il tappo – incosciente –
di bottiglia che ci separa.
Chiedimelo col buio,
ma domani.
Chiedimelo col suono che arrivi
non tuo
per ridestarmi.
Chiedimelo disarmata, disadorna, nuda.
Hai tanti di quei capelli...
Quella domanda
sciocca e difficile,
- un gesto –
fammela
scostandoti i capelli.


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sabato 29 agosto 2015

Luna d'Agosto


Tra un plenilunio e l’altro
a volte passano trent’anni:
le sfere rallentano, come fossero una giostra,
dentro un mese circolare, già sembrato breve.

E così, tornato il giro, ti ritrovi sopra il mare,
volante,
una bottiglia di vino rosso, una gattina nera,
stretto
l’abbraccio di un piccolo cuscino.


Nessuna meraviglia, in cielo,
nessuna meraviglia:
è solo il conosciuto
fresco, chiarore amato, il dilatato
morso che spinge al passo
di nuovo
cento cavallini colorati.


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domenica 16 agosto 2015

San Lorenzo, solo ritorno


Ho chiesto all’Angelo
quanto pesa una stella.
- Quale stella?
- Quella che non c’era.
- Lo spazio della sera preso in cielo, – mi ha risposto,
- Pesa del tempo che non sai più dormire,
   perso a guardarla. Estasi e capire.
   Pesa di un viaggio lungo,  e solitario.

Ho chiesto all’Angelo
di che brilla una stella.
- Quale stella?
- Quella vicino alla Luna Piena.
- Brilla la pena delle candele spente,
   accese mai, dell’esserti stupito.
   Brilla l’abbraccio dato, e ricevuto.

Ho chiesto all’Angelo
di cos’è fatta una stella.
- Quale stella?
- Quella che sembra d’oro.
- Di pane e acqua è fatta, di ristoro.
  Di cibo consumato con letizia.
  Di sete vinta, e calici di vita.

Ho chiesto all’Angelo
come muore una stella.
Ma l’angelo
ha chiuso lo sguardo
in un sorriso.

Solo una voce
lontana
giungermi sentivo.


“Qui”, ripeteva. “Qui”.
...

mercoledì 12 agosto 2015

San Lorenzo, solo andata


Odio di voi
feste cadenti
di luci sbarazzine
e ridaiole femmine vestite
di soli pallidi risvolti,

odio di lampi
telecomandati,
passi ordinati
in danze becere e insensate,

odio di voi serate
nude le luci, i guizzi
l’odor di pesce, e pizza, e trippa
- che non c’è mai per gatti –

odio questo bisogno fracassoso
che m’incatena a voi
questa necessità incapace,

io, che la mia stella libera
di San Lorenzo è l'unica
ad essere salita.


E brilla,
e brilla
senza darmi pace.

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giovedì 6 agosto 2015

Uno più Zero: Uno

La prima volta fa uno,
la seconda raddoppia,
la terza racconta,
e alla quarta sei già bellissima.
La quinta dico, guido, porto,
la sesta aspetto, prima che piova.
La settima, che bevo, aspetto ancora,
l’ottava suona alla porta, di violini e orchestra.
La nona ho paura,
La decima ride, di me e di noi.
Ride...
E dopo il dieci non so:
uno più zero fa uno.
Si ricomincia.


..

Tatuaggi




Né braccia, né gambe,
né anche, bacini,
né spalle forzute, né schiene diritte,
né nuche possenti,
caviglie, polsini....

Disegno e Ferita,
non voglio parlare...
i miei tatuaggi li ho fatti sul cuore,


e solo chi mi ama li può vedere.

..


domenica 2 agosto 2015

Mi vesto di profumo

Se mi vesto di solo profumo
non devo scegliere una camicia
che mi faccia il cuore prigioniero,
e la sua giacca,
 intonata di inutili colori.
Non ho bisogno di una cravatta
che mi trattenga, ostaggi, le parole in gola,
anche quando non servirebbe parlare.
Non mi serve nessun pantalone,
perché non ho nessuna vergogna da nascondere,
e non devo nascondermi da nessuna vergogna.
Non devo cercare, tra le mie scarpe,
quelle che si adattano alla strada,
perché i miei piedi camminano il cielo,
e non sentono male.
Se mi vesto di solo profumo,
indosso solo l’eleganza
nuda
di quella che amo.

 ..

venerdì 3 aprile 2015

Via Crucis

P’apa non p’apa
una croce sbeccata, pesata, tarata...

Se anch’io
fossi figlio di dio
mi verrebbe da ridere.

Invece
mi vien da dormire
e basta.

Che  io sono figlio del Sonno,
e chi suona le campane
mentre ancora dormo
gli arriva un pugno.

E’ normale...

.

lunedì 8 dicembre 2014

La Prima Volta


E così è stato.
        Quando scrissi la poesia “IlGiardino”, le volli subito bene. Forse perché voglio bene al mio giardino, alla mia casa in genere, la mia tana. O forse perché, attraverso quelle rime alternate,  infantili e sempliciotte, sentii subito che stava transitando efficacemente verso l’esterno il senso reale di ciò che covava nel mio animo. Che (dicono) sia ciò che veramente conta per una poesia e/o per il suo poeta.  Quando poi decisi di inviarla al primo concorso  cui abbia mai partecipato, venutomi a caso/non-a-caso... a cercare, lo feci con la più totale disillusione. Non a caso, appunto, mi definisco “PoEtaBeta”. E, colto dalla sorpresa di vedere “Il Giardino” classificarsi tra le migliori 15 poesie, selezionate tra un carnet di circa 300 (150 autori, partecipanti ciascuno con due opere), mi son dovuto lasciare spedire in orbita.
Vicino, vicinissimo: il Pianeta del Festival dei Due Parchi e del suo Quinto Concorso di Poesia organizzato dall’IPAEA è ad una frazione di anno luce infinitesimale lontano da qui, nemmeno 40 euro di treno andare e tornare: Ascoli Piceno (bella città: ruvida, primitiva, orgogliosamente  pietrificata... I Piceni, i Sabini, così erano e così sembrano essere ancora). Ci sono andato, e tornato, il tempo di uno scarno fine settimana, una missione spaziale lampo a cavallo tra due Parchi (Sibillini e Gran Sasso) e due Cieli  (quello pieno di sole di ieri mattina ad Ascoli e quello nero e ostile della Pesaro che mi ha ripreso solo poche ore dopo).
  Torno con una bella pubblicazione patinata, il mio nomecognome è scritto tra parentesi nelle prime trenta pagine. Un po’ mi voglio bene, come al mio giardino.  Un po’ mi odio, per non essere stato (ancora e sempre) in grado di cogliere i frutti che mi capitano a portata di mano, che potrei assaporare pienamente se solo sapessi avere meno paura.

Ad ogni modo: cin cin! 
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