Il film era inserito nella retrospettiva completa del
regista alla 51^ Mostra del Cinema di Pesaro....
martedì 30 giugno 2015
I Am Not Him - Tayfun Piselimoğlu (Francia 2014)
venerdì 26 giugno 2015
Terra - Marco De Angelis, Antonio Di Trapani (Ita 2015)
Insopportabile, mal (-issimo) riuscito tentativo di
imitazione di un cinema che vogliasi dire ora visionario, ora “sperimentale”,
ora “a-kul-turato”, che tenta di fare il verso ora a Herzog, ora a De Oliveira
(e perché no? pure le copertine degli album degli U2), e che finisce invece per mettere insieme un’accozzaglia
di immagini in sequenza random, ora distorte, ora di repertorio/colorizzate,
ora natural/ambientalistiche, alternando con pessimo gusto e nessun estro (a
meno che non sia “estro” quello di una comune CPU pre-pagata e senza meningi)
una ridondante e sterile polivalenza ora cromatica, ora linguistica (con l’accento
e la voce inglese di Angela Carbone si raggiunge il climax...) che serve solo a
perdere, se mai ci fosse stato, un filo non dico logico, ma almeno costruttivo
(faccio l’offerta massima: descrittivo! Di più, non so...)
Hai voglia a dire (loro, i registi, alla presentazione in sala, vestiti gemelli come fossero dentro un programma di Italia Uno) che del cinema realistico se ne strapippano, sapessero di che pippa sono stati gli artefici... Meglio ricominciare da capo, ragazzi, e riprendere quota pian pianino.
Film in concorso (?!?!?) alla 51^ Mostra del Cinema diPesaro.
(vabbè, dai... Pesaro è stata capace pure di peggio...).
(vabbè, dai... Pesaro è stata capace pure di peggio...).
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giovedì 25 giugno 2015
La Madre del Cordero - Rosario Espinosa, Enrique Farías (Cile 2014)
E’ onesto il prete, le corse dei cani e le scommesse (e i debiti) sui cani che corrono dietro ai coniglietti simili a quello regalatole per il compleanno, sono oneste le amiche della mamma che ragionano normale, il cugino tamarro e inguardabile, le slot machines, il telefono che la mamma chiama e lei corre, corre...
Sandra, invece, turba. Turba perché non ha l’aria onesta. Era una vecchia amica, è un’amica, poi ti bacia, come se fosse normale, come se fosse onesto, e non le pare onesto, a Cristina, che un’amica la baci in un pomeriggio qualunque trascorso insieme. E invece è onesto il contrario, Cristina lo capisce solo alla fine: la formica, la quarta volta, non torna indietro...
Nota curiosa: nella soundtrack, anche la versione spagnola
di “Mister Mandarino” un vecchio hit dei Matia Bazar di fine anni ’70.
Film in concorso alla 51^ Mostra del Cinema di Pesaro.
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martedì 23 giugno 2015
La Mujer de los Perros - Verónica Llinás (Argentina 2015)
Un film silente, forse una favola, una donna senza nome
circondata dalle forme dei suoi pensieri (i cani), impercettibili,
indecifrabili, sospesi in un’esistenza forse folle, forse magica, povera e
forte, dentro una jungla truccata da capitale mondiale (Buenos Aires), simile al
“prima” di un Eden blasfemo e palindromo dal quale l’uomo (anzi, la donna:
Veronica Llinàs), abbia scacciato dio.
Punteggiato, non prima che siano trascorsi
venti minuti buoni di apnea, da spunti musicali di notevole pregio ed effetto quasi
tutti in ritmo dispari (è un’altra donna a firmarli: Juana Molina), è il secondo film in concorso alla 51 Mostra
del Cinema in corso di svolgimento a Pesaro.
A Minor Leap Down - Hamed Rajabi (Iran 2015)
Trascorre
così alcuni giorni, prima che il segreto non possa essere più taciuto, a
vessare in ogni maniera il mondo circostante, reiterando una serie di
comportamenti irrazionali, pazzoidi, (auto) distruttivi, e sempre senza una
sbavatura, senza un’esitazione, senza una piccola smorfia sul viso che possa
smascherarla, sempre negando psico-patologicamente ogni evidenza e anzi,
rilanciando ogni volta indietro accuse e sospetti, con l’abilità e la
pervicacia di un campione (e baro) di poker. In realtà, Nahal è semplicemente
una donna disperata che non trova altro modo di reagire se non quello, come una
pentola a pressione che non possa sfogare al di fuori la sua rabbia e che
pertanto rivolta su se stessa (cioè sul microcosmo che abita e col quale
condivide l’esistenza) la furia degli elementi che la agitano. Unica luce: un
gattino, un cucciolo, sbucato da un cartone, che per un attimo, brevissimo, le
accende un tiepido sorriso e le ridona per un istante le fattezze interiori di
una coscienza umana e ragionevole.
Il film è molto asciutto, a tratti la tragedia interiore che sfocia in
atteggiamenti grotteschi (l’abito comprato senza neppure misurarlo, prezzo
pagato: pari a due mesi e mezzo d’affitto; l’incidente voluto di proposito con
la macchina; l’invito all’inaugurazione della nuova casa a base di solo di
succo d’arancia offerto in piedi agli ospiti sbigottiti) prende un risvolto
comico (tragicomico, ovviamente), ma il profondo disagio della donna, così
profondo da non poter essere condiviso con nessuno (“Cos’è che ti far star
male?” le chiede più di una volta suo marito. “Non lo potresti sopportare”, gli
risponde Nahal) così intenso da provocare il rifiuto di estenderlo e
condividerlo con altri che non sia lei stessa, da origine a un film basato sull’incomunicabilità, sul dolore che
abbruttisce, sulla (s)fiducia in ciò che ci circonda e prima ancora in se
stessi.
Dopo essere già stato proposto alla Berlinale della scorsa
edizione, alla 51^ Mostra del Nuovo Cinema in corso di svolgimento a Pesaro è
il primo film in concorso.
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venerdì 19 giugno 2015
Safe - Todd Haynes (USA - 1995)
In questa situazione, riempendo i vuoti della sua vita con ginnastiche giovanilistiche, frivole diete a base di sola frutta, ora in compagnia delle sue amiche di pari rango e qualità intellettuale, ora intenta a costruire un senso per se stessa dedicandosi al giardinaggio o al nuovo design per la sua bella casa, Carol incomincia misteriosamente ad avvisare strani sintomi legati alla respirazione: tossi non addomesticabili, attacchi d’asma, a volte vomito e perdita improvvisa della memoria. Alle prime analisi, il medico di famiglia non ravvisa nulla che vada oltre un normale stress, e tenta di risolvere il caso ricorrendo solo a blande pomate per gli sfoghi cutanei e ad una dieta che reintroduca carne e proteine. Ma col protrarsi e l’intensificarsi dei sintomi, sempre più marcati e indecifrabili, Carol, accompagnata sempre dall’onesto Greg, si rivolge ad alcuni specialisti, un immunologo prima, poi uno psichiatra, imbattendosi infine in un volantino appeso nella bacheca del centro benessere che frequenta e che le spalancherà la porta verso la ricerca di una soluzione “olistica” a quel disagio per il quale la medicina ufficiale, con sua stessa ammissione, sembra non essere all’altezza di proporre un rimedio.
Man mano sempre più coinvolta nella scoperta di quelli che sono “le nuove
malattie legate all’ambiente”, della presunta,
sostanziale velenosità che ci assedia e ci insidia lì dove viviamo (gas
di scarico, fumi industriali, spray, vernici, alimenti, persino il nuovo,
fantastico divano color tè “assolutamente tossico”), autonomamente o in forza
con un gruppo di persone affette dai medesimi disturbi al quale approda
seguendo le tracce del volantino, Carol si convince sempre di più che la
risposta sia da cercare altrove, fuori dai canoni normali. Si imbatterà così
nel Wrenwood Center, una specie di comune dal regime piuttosto spartano a metà
tra una clinica salutistica ed un centro religioso che sorge in pieno deserto
nel New Mexico, fondata da tal Peter Dunning (Peter Friedman) uno scrittore a
sua volta malato di AIDS, atteggiato a una sorta di guida spirituale tutto
peace-&-love, introiezioni
taumaturgiche e ricerca del vero se stesso. Ma, come diceva giustamente Corrado
Guzzanti nel suo felice personaggio del seguace di Qhuelo, sintetizzando il
concetto in quella che non è mai stata soltanto una battuta spiritosa: “La
risposta è dentro di te, e però è sbagliata”.
Dal canto suo, peraltro, nemmeno Todd Haynes (regista che
ama stare fuori dagli schemi dello show-biz, per quanto gli sia possibile,
firma affermata del cosiddetto cinema indipendente del quale non va dimenticata
la meritoria e spesso fortunata attività di produttore e promotore di molti
registi in cerca di spazio e visibilità, come nel caso dell’ottima Kelly
Reichardt della quale ha prodotto praticamente tutti i film), nemmeno Haynes,
dicevo, si azzarda a dare una risposta che voglia essere troppo precisa, e
persino nel fissare i contorni della vicenda e dei personaggi evita con buon stile
di definire con troppa nettezza quali siano i confini, spingendosi oltre ai
quali si correrebbe il rischio (che Haynes dribla con maestria) di giocare un
ruolo manicheo da benpensanti dediti allo smantellamento delle versioni altrui.
(continua a leggere...)
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venerdì 3 aprile 2015
Via Crucis
P’apa non p’apa
una croce sbeccata, pesata, tarata...
una croce sbeccata, pesata, tarata...
Se anch’io
fossi figlio di dio
mi verrebbe da ridere.
fossi figlio di dio
mi verrebbe da ridere.
Invece
mi vien da dormire
e basta.
mi vien da dormire
e basta.
Che io sono figlio
del Sonno,
e chi suona le campane
mentre ancora dormo
gli arriva un pugno.
e chi suona le campane
mentre ancora dormo
gli arriva un pugno.
E’ normale...
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